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Come far impazzire un Grafico.

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Questo è il primo ufficiale appuntamento per il Blog di MAD13 e vogliamo subito condividere con voi quello che nella rete è oramai diventato un must di amaro umorismo per tutti coloro che si occupano di grafica e comunicazione. Il manuale per far impazzire il grafico (Tradotto, integrato ed evolutosi nel tempo dall’originale articolo del blogger groy82) . Ne approfitto in questo post per aggiungere e implementare in maniera parodistica questo manuale anche con alcune esperienze personali.

72dpi.

Se dovete inviare ad un grafico un qualunque documento, assicuratevi che sia fatto con un’applicazione del pacchetto Microsoft Office. Se dovete consegnare delle immagini, non inviate direttamente i jpeg: incorporateli in un file Word o Power Point. Non dimenticatevi di abbassare la risoluzione delle immagini a 72 dpi, e alle prime lamentele del grafico usate la formula “Ma io a video la vedo benissimo”.

Allegati.

Se dovete inviare via mail delle immagini, dimenticatevi di allegarle almeno un paio di volte, e non correggete l’errore finchè non sarà il grafico, disperato, a farvelo notare. Se vi chiedesse immagini ad alta risoluzione, allegate l’intera cartella di file RAW, senza comprimerle.

Caratteraccio.

Se il grafico, bontà sua, vi chiede un’opinione su un font, dite che preferite l’Helvetica. Se piace anche a lui, scegliete Arial. Se è d’accordo, aspettate qualche giorno e poi dategli il colpo di grazia scegliendo il Comic Sans o qualche font di qualche brand famoso. Con il passare dei giorni, chiedete di inserire sempre più font, scegliendo questa volta font prive di caratteri accentati e punteggiatura: meglio se un progetto ne conta almeno 4 o 5 diverse tra loro.

Bianco.

I grafici tendono a lasciare troppo bianco sui fogli, con la scusa del “respiro”, della “pulizia”, dei “contrografismi” della “leggibilità” e dei ”pesi”. Non dategli ascolto. La vera ragione per cui lo fanno è rendere il documento più grande, facendo aumentare il numero di pagine e il conseguente costo per voi. Usate quindi ripetutamente la ben nota formula: “Non si può riempire tutto quello spazio bianco lì? …stampiamo a colori!”.

Logo da ricostruire.

Se avete già un vostro logo, assicuratevi di inviarlo al grafico in formato gif o jpeg e a bassissima risoluzione, meglio ancora se copiato-e-incollato direttamente da internet e se il logo è su uno sfondo non omogeneo (troppo facile se è tutto a fondo bianco), così il grafico dovrà impazzire per scontornarlo e ricostruirlo. 
Il tocco di classe è consegnare al grafico un oggetto con già stampato il vostro logo: possibilmente, su una superficie curva o particolare (penne, tazze, mousepad, magliette), il più piccolo possibile, con finiture che ne rendano impossibile la scansione (lamine dorate o vernici) o, meglio ancora, preso da un fax di cinque anni prima che avrete appositamente conservato.

Logo da ideare.

Se invece avete bisogno di creare un logo da zero, avrete campo libero per far impazzire il grafico alla grande. Dopo aver rifiutato le prime proposte con un laconico “non mi emoziona, è troppo normale”. Fate fare uno schizzo della vostra idea a vostro nipote di 5 anni, magari sulla carta igienica o su un tovagliolo da cucina. Non impiegateci più di cinque minuti: meno il grafico capisce, più spazio avrete ancora per richiedere centinaia di modifiche successive. Non accettate mai la prima proposta del grafico, ma nemmeno la decima, se è per questo. Chiedetegli di volta in volta di cambiare colori, font e clipart, di inserire una foto nel logo, bordi in rilievo, luminescenze, sfumature, Comic Sans. E quando sarà alla undicesima proposta, ditegli che la vostra preferita è la seconda che vi ha mostrato, ma sempre con aria sconsolata e da “mi sto accontentando”.

Supercazzole.

Quando descrivete ciò che volete in un progetto, usate termini che non significhino niente e infarciteli di supercazzole Monicelliane e “fuffa”.  “Lo vorrei più frizzante”, “Si può vedere una versione meno sbriluccicosa, meno leccata?”, “Mi fai una grafica più tipo che la guardi e dici che spettacolo?”, “Preferirei della bella grafica, una grafica che, sai, quando la guardi dici: Wow! Questa si che è bella!.” Se volete esagerare, sostituite i possibili aggettivi con espressioni del viso e della voce tipo “Mmmmm”: “Me lo immagino più mmmmmmh e meno mmmmmmh”. Nel descrivere le proposte del grafico, non dimenticate di usare termini chiave come: banale; già visto; troppo vecchio; troppo moderno; non mi comunica; troppo avanti, non siamo ancora pronti; troppo pulito; troppo minimal…

Parole e altra “fuffa”.

Se il grafico vi chiede testi per un catalogo o una brochure, mandateglieli a piccoli pezzi in molte mail diverse a distanza di giorni. Se dovete modificare anche solo poche parole, ricordatevi di inviare l’intero testo senza specificare quali sono le modifiche. Non lesinate in errori grammaticali, doppi spazi, è con l’apostrofo. Mandate i testi incompleti, chiedendo al grafico di completarli “che tanto poi li vediamo dopo assieme”. Scrivete tanto, siate prolissi e rindondanti. Sbrodolate fiumi di parole e cercate di riempire ogni spazio con descrizioni fitte senza acapi e con periodi interminabili. Non lasciate al grafico spazio per i suoi vezzi creativi e impeditegli ancora una volta di lasciare spazi bianchi e vuoti!

Nuovi mostri.

Come per la grafica, anche le immagini devono essere “belle”, “frizzanti”, “d’impatto”, “non banali”. Se il grafico vi propone di acquistarle da siti professionali o di organizzare un set fotografico, sappiate che vuole solo spillarvi più soldi. Resistete, e chiedete che si scarichi le foto da Internet senza pagare un euro. Quando dovete scegliere le foto proposte, giocatevi la carta del fotoritocco: “Mi piace questa, ma la tipa mora la vorrei bionda” oppure “Questa foto è perfetta, se solo la cravatta del tipo fosse a righe invece che a pois!”, generate “mostri” con braccia di una foto, testa di un’altra, vestiti, sfondo, cielo, paesaggi, stanze e arredamento tutti mescolati e assicuratevi di far finire il malaugurato grafico su Photoshop Disaster dove tutti potranno denigrarlo e umiliarlo. Non dimenticate di aggiungere: “Tanto con il computer ci vuole un attimo, cinqueminutiavideo”. Quando il grafico sarà stremato ma finalmente soddisfatto per la decisione presa, proponete pacificamente: “Ma se usassimo la foto originale o delle clipart?”.

Colore.

Una tecnica infallibile per mettere alle corde il grafico è sicuramente quella di fare riferimento ai colori del proprio monitor e la propria stampante a getto di inchiostro in ufficio. “Troppo scuro!” “Ma io lo vedo brutto” “I neri sono troppo blu”. Non dimenticatevi di scartare tutte le proposte dove i colori usati non siano didascalici, basici e saturi come nelle palette colori base di powerpoint. “Non c’è un blu che sia blu! Tendono tutti sul grigio!”. Se volete infierire ancora cercate di dare lezioni sulle cromie basandovi sul significato dei colori nei fiori, ovviamente omettendo ogni riferimento ad essi. Altro consiglio è non usare nomi di colori troppo tecnici ma possibilmente usare espressioni tipo “me lo puoi fare più miele?” “…più mattone” “…più canarino” “…più erba primaverile”.

Ricatti.

Non dimenticatevi di usare frasi come “c’è chi me lo fa a meno”, “il grafico qui sotto casa è meno caro”, “un amico di mio figlio ha fatto il liceo artistico e mi ha proposto di occuparsi lui di questo lavoro, gratis, per farsi un’esperienza”, “anche un mio amico architetto me lo farebbe”, tirate ancora in ballo vostro nipote immagianario. Per assestargli un gancio destro e metterlo al tappeto paventate l’idea di fare una gara tra diverse agenzie e grafici per l’assegnazione del prossimo progetto. Annientate la sua professionalità e dettate voi le regole, sarà più facile ricattarlo minacciandolo di cambiare agenzia/grafico e a fine lavoro lamentarvi per poter chiedere uno scontoe cercare di non pagare il lavoro.

Deadline.

Quando si avvicina la scadenza del progetto, ricordate di mettergli pressione: telefonate, mandate mail, ritelefonate per essere sicuri che abbia letto la mail. Quando vi manderà la bozza finale per l’approvazione, invece, prendetevi molto più tempo di quanto serva, senza cedere alle insistenze del grafico. Aspettate di fornirgli le ultime modifiche chiave a poche ore dalla scadenza, assicurandovi che debba lavorare anche di notte per rispettarla. Se siete dei sadici modificate radicalmente i contenuti del progetto sulla cyanografica.
Il colpo di grazia.

Vostro nipote.

A questo punto, il vostro grafico sarà cotto a puntino: se tutto è andato secondo i piani, dovrebbe essere arrivato alla fase dell’assoluta sottomissione. Conscio di non potervi convincere su nulla, si limiterà ad eseguire i vostri ordini pedissequamente. Assicuratevi che sia così e, quando siete pronti a prendere la decisione finale per la stampa, fategli notare che siete rimasti delusi dalla sua mancanza d’iniziativa. Che, dopotutto, avete fatto tutto voi. Che vi sareste aspettati più consigli, più proposte, più talento. Che, per quel poco che ci ha messo, il progetto lo poteva fare vostro nipote di sedici anni con Paint e Publisher. Che, soprattutto, non avete intenzione di pagargli quel poco lavoro fatto finora.

È fatta.

Il grafico, stremato, cadrà ai vostri piedi e o mollerà tutto dedicandosi alla professione di pizzaiolo o verrà ricoverato nel più vicino ospedale psichiatrico.