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Come capisco se i miei materiali grafici e di comunicazione sono efficaci e fatti bene?

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Ogni professionista conosce meglio ed eccelle nel proprio lavoro, e non sempre può dedicare molta attenzione a chi cura per lui la sua immagine, la sua grafica e la sua comunicazione. Si rischia spesso, inconsapevolmente, di affidarsi a degli improvvisati. Vogliamo quindi rispondere a questa domanda elencando ed analizzando alcuni errori facilmente individuabili anche da chi non è “del mestiere”.  Per rispondere a questa domanda, a livello di contenuti comunicativi, il discorso è complesso e va analizzato caso per caso. Fondamentalmente bisogna cercare di dare una risposta a qualche domanda.

1. Sto comunicando il mio brand in maniera coordinata?

2. Sto raggiungendo i miei obiettivi di vendita, riconoscibilità e valore del brand che volevo o credo che si possa fare di più?

3. Il lavoro che mi hanno fatto mi piace ma ho la sensazione che qualcosa stoni e non capisco cosa sia?

4. Ho la sensazione (o mi hanno fatto notare) che il mio prodotto, se affiancato ad altri, possa risultare meno professionale, meno curato?

A livello grafico non è semplice riconoscere un buon lavoro da un lavoro scadente, soprattutto per chi non è del mestiere e settore. Spesso sono le piccole cose che differenziano un lavoro banale e malfatto da un lavoro fatto professionalmente. La grafica è si soggetta al personale gusto estetico ed è una scienza che risponde a regole difficilmente tangibili, ma il gusto va coltivato e soprattutto va adeguato ai mercatiai propri consumatori, deve essere di alto livello e curato da dei professionisti.

La grafica è un’opinione, è un’arte soggettiva, opinabile, schiava del gusto personale e libera da ogni regola… ma non sempre, o meglio, non del tutto. Ci sono regole complesse e difficili da spiegare che diventano parte della cultura visiva di ogni buon grafico: sensi di lettura, movimenti oculari, centri percettivi, linee di forza, leggibilità, teoria del colore, creatività del linguaggio visivo, proporzioni, composizione fotografica, bilanciamenti dei pesi, luci e superfici, ritmo e modularità, griglie, la regola dei terzi, la Golden Ratio e la sequenza (spirale) di Fibonacci (oltre a conoscenze tecniche di stampa, tipografiche, softwaristiche e marketing), ma ce ne sono altre, di base, che chiunque può comprendere e che fanno la differenza.

Un modo per stanare grafici improvvisati è quello di osservare i particolari. Un grafico improvvisato (o che non ha le competenze per far capire al proprio cliente ciò che è corretto) di solito cade in qualche errore facilmente individuabile anche da chi non è del mestiere, qualche esempio lo riportiamo qui sotto con un po’ di ironia:

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FONT

  • Usa molte font diverse e scoordinate tra loro all’interno dello stesso documento (per non parlare di coerenza tra tutti i materiali);
  • nei casi peggiori usa font come il Times New Roman, l’Arial, il Papyrus o il Comic Sans, da evitare.

TESTI

  • Scrive testi sopra le immagini dove e come non dovrebbe, rendendoli illeggibili;
  • usa gli apostrofi al posto degli accenti (terribile e gravissimo iniziare una frase con E’ invece che con È), se lo fa e ve ne accorgete, non mandate i vostri figli dalla sua maestra delle elementari;
  • non sa usare le colonne e impagina testi che si sviluppano orizzontalmente all’infinito;
  • non rispetta margini e spazi di respiro attorno ai testi a scapito della leggibilità e dell’ordine;
  • scrive testi molto compattati e va molto vicino ai bordi del documento (spesso senza usare gli stessi margini in ogni pagina);
  • nei paragrafi delle vostre brochure va a capo senza cognizione di causa (le preposizioni, gli articoli, non devono mai finire una riga ma vanno portati a capo e nel limite del possibile bisogna andare a capo utilizzando un minimo di senso logico grammaticale). Un buon grafico dedica attenzione ad ogni riga;
  • la sillabazione a capo con trattino va evitata. Solamente quando si impagina un quotidiano con paragrafi su colonne strette è ammissibile. Abbiamo già detto che un buon grafico dedica attenzione ad ogni riga?
  • un punto elenco lo meritano quei grafici che oltre ad usare la sillabazione non si vergognano a interrompere un nome proprio, il nome del vostro prodotto, o la località Cru del vostro rinomato Barolo. Aguzzate la vista e se trovate “Ba-” a capo “rolo“, guardate il vostro grafico negli occhi senza dire nulla e indicategli pure la porta di uscita.
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LOGHI

  • Crea marchi non leggibili nei piccoli formati e non adattabili a stampe in bianco e nero o a singoli colori (dichiarati);
  • non sa cosa sono le correzioni ottiche e le compensazioni tra le lettere nei loghi, vi troverete marchi o titoli con lettere mal distribuite tra loro (soprattutto quando ci sono delle font in corsivo-script);
  • non rispetta margini e spazi di respiro attorno ai marchi, troverete marchi e elementi vicini o addirittura sovrapposti tra loro che non fanno altro che disturbare e inibire la leggibilità;
  • mette loghi o troppo grandi o troppo piccoli, spesso li ripete inutilmente;
  • è attirato dai colori vivaci, dalle font più improbabili e genericamente dalle pacchianate.

SOFTWARES

  • Spesso utilizza programmi inadatti: corel draw non va utilizzato, illustrator serve per fare i loghi non per impaginare un libro, un catalogo o una brochure, per questo c’è indesign o xpress, photoshop per le immagini. Word e powerpoint NON sono programmi di grafica. In alcuni casi per voi sarebbe difficile accorgervi di questa cosa, ma se confrontaste lo stesso documento fatto con il software giusto noterete le differenze, in altri casi se ne accorgerebbe solo lo stampatore, o magari se chiedete un pdf di un catalogo impaginato in illustrator (invece che in indesign ad esempio) il grafico vi dirà che non riesce a farlo o che pesa troppo o darà la colpa alle molte immagini.

IMMAGINI

  • Utilizza immagini sfocate, senza correzioni cromatiche base;
  • se postproduce delle immagini spesso brucia i bianchi;
  • se postproduce e fa fotomontaggi spesso non conosce le prospettive e genera improbabili collage;
  • generalmente utilizza i filtri base di photoshop con entusiasmo. Ecco, da evitare (avete mai trovato una luce tipo effetto lente nelle vostre foto postprodotte?);
  • prende immagini a caso da internet senza preoccuparsi delle licenze e del copyright.
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IMPAGINAZIONE

  • Riempie le pagine senza lasciare un solo spazio bianco di respiro;
  • non rispetta griglie di impaginazione;
  • non da priorità di lettura ai contenuti dando la stessa dimensione e importanza a tutto ciò che è presente nel documento, generando caos visivo;
  • fa fatica a centrare correttamente gli elementi tra loro (matematicamente o otticamente) o appiccica loghi e elementi troppo vicini alle estremità (non avete idea di quante etichette di prodotto mal centrate vengano approvate e stampate);
  • se trovare elementi fotografici o testi vicinissimi al bordo pagina, o addirittura tagliati, è dovuto al fatto che non tiene conto degli abbondaggi per i rifili di stampa;
  • all’interno di un impaginato non razionalizza spazi e contenuti graficamente in base al senso di lettura ma tende a “buttare” a caso facendo tutte le pagine composte in maniera differente.

COPIA

  • Spesso i suoi lavori sono tutti uguali, perché (quando va bene) copia se stesso. Troppa fatica e perdita di tempo studiare e dedicare la giusta attenzione al cliente e al lavoro che ci sta chiedendo. Troverete così la vostra brochure identica a quella di un vostro concorrente, la vostra etichetta con le stesse font e impaginazione di mille altre, loghi che non vi rappresentano… però ai vostri occhi, se non vi accorgerete di queste cose, sembrerà semplicemente molto veloce e (sarà davvero così?) più economico (ora correte a confrontare le vostre brochure con quelle dei vostri competitor che magari si rivolgono al vostro stesso “grafico”, auguri!).

APPROCCIO

  • Spesso esegue semplicemente quello che gli viene richiesto, non è propositivo ne tanto meno creativo;
  • non si pone domande, esegue il suo lavoro in maniera approssimata senza porsi domande o sollevarle al suo cliente;
  • non sa a chi rivolgersi e nemmeno gli interessa, invece, considerare il destinatario finale del suo elaborato (il target di riferimento) è fondamentale nel rendere il lavoro efficace e non superfluo;
  • deve sapere consigliare ed educare il suo cliente, e far capire che il suo lavoro è destinato al “cliente del suo cliente” e in tal senso lavorare per raggiungere degli obiettivi;
  • deve avere passione per il suo lavoro, sapersi aggiornare ed evolvere;
  • non deve farsi sopraffare dal gusto personale e dall’estemporaneità del giudizio individuale, suo o del suo cliente, ma solo con giusta formazione accademica e l’esperienza può essere in grado di dare dignità e qualità a un lavoro;
  • sopravvaluta le sue intuizioni e il suo talento artistico, ma ricordate che un buon grafico si forma solamente grazie a un processo metodico riguardante competenza professionale specialistica, formazione, cultura ed esperienza.

*Questi sono solamente alcuni errori tra quelli meno tecnici che chiunque potrebbe notare.